RIFLESSIONI SU ALCUNE QUESTIONI INERENTI ALLA COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO

SOCIALISMO

RIFLESSIONI SU ALCUNE QUESTIONI INERENTI ALLA COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO

di Marco Quagliaroli

Nella primavera del 1989, mentre si sta disintegrando il campo socialista europeo, i gorbacioviani annidati all’interno del  Partito Comunista di Cina – Zhao Zang  e Hu Yaobang, massimi esponenti della linea nera – sostengono il movimento reazionario degli studenti in piazza Tienanmen a Pechino.

Deng Xiaoping, a capo della linea nera, forte dell’appoggio della grande maggioranza del partito e del popolo, reprime il tentativo controrivoluzionario (dittatura del proletariato) ed elimina dalla scena politica Zhao e Hu, salvando in tal modo il socialismo cinese e, oggi possiamo dirlo, la sua causa a livello mondiale se consideriamo la posizione attuale della Cina comunista nel mondo.

Occorre notare che la fiducia del popolo in Deng nasceva dalla pluridecennale amicizia del “piccolo timoniere” con Zhou Enlai, il quale, nel periodo della rivoluzione culturale era il dirigente più amato dalle masse popolari ostili ostile e pesantemente provate dalle follie di quel decennio (violenze diffuse, caos sociale e interruzione dello sviluppo economico). La dimostrazione concreta di questa venerazione popolare per Zhou Enlai emerse in modo molto chiaro nel gennaio 1976 Zhou morì e milioni di cinesi si recarono a rendere omaggio alla sua salma. Era un chiaro messaggio politico che chiedeva la fine della rivoluzione culturale che fu un eclatante esempio di eterogenesi dei fini. Anche Mao lo riconobbe.

Ricordiamo che molti in Europa enfatizzavano la rivoluzione culturale concependola come un esempio della povertà e dell’eroico spirito di sacrificio delle masse. Ciò era in radicale antitesi con il pensiero di Marx ed Engels che individuavano nello sviluppo delle forze produttive il motore della storia.

Con Deng Xiaoping, Jang Zemin, Hu Jintao e Xi Jinping lo sviluppo economico consente alla Cina di divenire la prima potenza economica del mondo.

Gli 800  milioni di cinesi usciti dalla povertà sono solo un aspetto, benché di fondamentale importanza, del miracolo denghista in quanto tutto ciò modifica radicalmente lo scenario geopolitico internazionale, fa fallire il progetto nazimperialista del mondo unipolare e conferisce nuova linfa al socialismo nel mondo.

Oggi 1560 milioni di persone vivono nel socialismo, ossia il 22% della popolazione mondiale (nonostante le le gravissime perdite subite in Europa e In Africa).

Se il PCC non avesse intrapreso la via dello sviluppo delle forze produttive attraverso l’avvio coraggioso di quel temerario progetto nazionale indipendente ed antimperialista oggi la Cina sarebbe stata balcanizzata, ossia smembrata (Tibet, Xiniang ecc.) e il capitalismo vi avrebbe riportato la fame e la povertà come è accaduto in Europa orientale. Inoltre tutti i paesi socialisti ed antimperialisti sarebbero già stati aggrediti militarmente.

Senza la vittoria della linea rossa di Deng contro la linea nera non si sarebbe verificato il più grande sviluppo economico e sociale della storia umana, alla pari ovviamente con lo straordinario progresso dell’Unione Sovietica di Stalin. Solo il socialismo può compiere queste imprese.

L’affermarsi della teoria delle Quattro Modernizzazioni (industriale, agricola, scientifica e militare) propugnata da Zhou, Liu Shao Qi e Deng ha contribuito a sviluppare il pensiero marxista-leninista unitamente allo Juche.

Per sviluppo del marxismo-leninismo si intende  che le idee precedentemente acquisite vengono superate da altre idee più adatte ad affrontare  la realtà perennemente mutevole. Se un concetto viene ritenuto inamovibile, ossia valido per sempre, si cade nel dogmatismo che consiste nell’ossificazione dell’ideologia marxista-leninista. Se la medicina non si sviluppasse mediante l’attività di ricerca a cosa servirebbe? Se si producono farmaci più efficaci perché continuare ad utilizzare i precedenti? Il socialismo è scienza (Kim Jong Il) e che senso avrebbe una scienza che non si sviluppa?

Fermo restando che ogni popolo vive una propria realtà storica, culturale peculiare e che ogni partito rivoluzionario  ha il diritto di scegliere la via di costruzione del socialismo che ritiene più idonea al proprio paese.

Ci che conta è la vittoria del socialismo; non è dirimente se tale risultato viene ottenuto con il socialismo di mercato (che comunque è controllato dallo stato e dal partito) o con la pianificazione centralizzata. In entrambi i casi è la coscienza socialista delle masse, che sono un insieme di individui, a decidere dell’esito finale.

Le Quattro Modernizzazioni sono state un processo necessario non solo per la Cina ma anche per tutte le forze comuniste ed antimperialiste del mondo. Il Partito Comunista di Cina, avanguardia del proletariato e della nazione, guida l’immenso paese asiatico sulla via dell’edificazione di una forte e prospera potenza socialista.

Quella che è in corso oggi nel mondo è la seconda edizione del socialismo internazionale; poteva essere uguale alla precedente? Lenin ci insegna che bisogna combattere sempre il nemico principale, gli Stati Unti d’America, quindi il compito e il dovere dei  rivoluzionari è quello di schierarsi a fianco dei della Cina comunista.

Il socialismo scientifico ha un carattere esplorativo e di avanguardia nella storia dell’umanità e la sua prassi della sua costruzione si fonda sulla teoria dell’apprendimento. Ciò significa che si impara facendo, sperimentando e correggendo, così come sempre stato nella storia dell’uomo sin dalla scoperta del fuoco. Il compito storico del socialismo-comunismo è quello far uscire l’umanità dal regno della necessità al regno della libertà. Per questo motivo esso ha una natura intrinseca  pioneristica e sperimentale.

Lenin  paragonò l’edificazione del socialismo alla scalata di una impervia montagna. Dal canto suo il compagno  Pontecorvo, nel film “La battaglia di Algeri” fa dire a un dirigente del Fronte di Liberazione Nazionale d’Algeria: “Iniziare una rivoluzione è difficile; vincerla è difficilissimo; quando si raggiunge il potere cominciano le difficoltà.”

In passato si pensava, nel movimento rivoluzionario, che la transizione si sarebbe verificata  in tempi  relativamente brevi passando di vittoria in vittoria, senza contemplare la possibilità delle sconfitte. Tutto ciò è puro idealismo.

Questo non è un concetto difficile da comprendere, basta analizzare la storia delle organizzazioni sociali presocialiste:  le società schiavile e feudale sono durate molte secoli prima di essere sostituite dal capitalismo. Perché il socialismo dovrebbe impiegare pochi decenni per eliminare la società capitalistica? In realtà sarà necessario un lungo periodo storico per attuare la transizione. Sempre che ciò avvenga.

La questione dell’edificazione del socialismo ha per forza di cose un carattere nazionale poiché essa non è avvenuta in tutti i paesi nè allo stesso modo, nè nello stesso tempo. Come esiste lo sviluppo disuguale del capitalismo, esiste lo sviluppo disuguale del socialismo. Perciò Deng affermò: “Il movimento comunista mondiale non ha un centro, né può averlo …. Lo spirito di indipendenza (lo jajusong per Kim Il Sung e Kim Jong Il) incarna appieno il marxismo-leninismo.”

Conseguentemente se ne deduce che non si può costruire il socialismo isolandolo dal mondo ma utilizzando anche tutte le conquiste del sapere umano.

Occorre anche prendere atto che rispetto ad Asia e America Latina l’Europa è in netto ritardo relativamente allo sviluppo rivoluzionario. Sinteticamente tale ritardo è dovuto ai seguenti motivi: le potenze europee hanno a lungo sfruttato e saccheggiato, come fa tuttora, e ciò ha consentito di raggiungere livelli di vita più alti e anche se molti vorrebbero dei cambiamenti accettano lo status quo per rassegnazione, poiché temono di perdere ciò che hanno e comunque non vedono nel socialismo una alternativa, sia per i pregiudizi verso di esso, sia a causa del fine dell’Unione Sovietica e dei paesi socialisti europei; l’applicazione di alcune misure di matrice keynesiana (stato sociale)  ha consentito alla borghesia di narcotizzare il conflitto di classe mediante concessioni che non mettevano in discussione il sistema sociale vigente (il ruolo della socialdemocrazia); l’infame revisionismo ha praticamente azzerato la quasi totalità dei partiti comunisti del continente che, in grande maggioranza hanno aderito alle idee controrivoluzionarie di Krusciov (destalinizzazione), Togliatti (via parlamentare al socialismo), eurocomunismo (Marchais, Carrillo); inoltre occorre considerare anche il decentramento produttivo che ha eliminato le grandi concentrazioni industriali frammentando il ciclo produttivo in piccole unità, mentre la delocalizzazione ha fortemente diminuito la consistenza numerica della classe operaia e un forte incremento del settore terziario non direttamente produttivo (deindustrializzazione); infine nell’inconscio collettivo permane la percezione che il tenore della vita in Europa sia nel complesso accettabile anche se sacche di povertà non mancano; i mezzi di comunicazione manipolano la verità, occultano le responsabilità del capitalismo e gli stili di vita decadenti e consumistici quotidianamente proposti dai canali televisivi (edonismo, individualismo sfrenato) fanno il resto, senza contare l’alcoolismo e il consumo di droghe. Il totalitarismo liberale è questo: è il fascismo del 21° secolo.

Occorre anche evidenziare un’altra convinzione diffusa in passato nel movimento comunista e che si è rivelata errata alla luce del’esperienza storica: si riteneva che l’unico pericolo per il sistema socialista provenisse dall’esterno, ossia dall’imperialismo, invece il fattore decisivo, sia nell’avanzamento che nel declino, è stato il partito, quindi un fattore interno. Corruzione, burocratismo, distacco dalle masse, desiderio di accumulare privilegi hanno svuotato di valori rivoluzionari quei partiti disarmando ideologicamente le masse e il popolo , che deve essere sempre educato ai valori della rivoluzione socialista ha accettato con accidia il cambiamento di colore del partito e del sistema sociale.

E veniamo all’Africa. I Paesi africani che hanno tentato la via del socialismo e dell’antimperialismo sono: Angols, Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Algeria, Congo Kinshasa, Congo Brazzaville, Egitto, Etiopia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Madagascar, Libia, Mali, Mozambico, Namibia, Sao Tomè-Principe, Seicelle, Somalia, Tanzania, Zambia, Zimbabwe.

Principali dirigenti rivoluzionari africani: Neto, Dos Santos, Mondlane, Machel, Hani, Mandela, Slovo, Biko, Kekereku, Sankara, Cabral, Pereira, Lumumba, Mulele, Kabila, Nguabi, N’guesso, Nasser, Gheddafi,   Menghistu, N’Kruma, Keita, Tourè, Ratsiraka, Nujoma, Renè, Barre, Nyerere, Kaunda , Mugabe, Ben Barka, Boumedienne, Ben Bella.

Molti di questi rivoluzionari sono stati assassinati, rovesciati da colpi di stato, alcuni hanno fallito nel  loro progetto e si sono ritirati, altri ancora sono semplicemente passati al nemico.

Tutti i partiti africani rivoluzionari oggi sono membri dell’Internazionali Socialista, ossia la socialdemocrazia, braccio sinistro del capitalismo, mentre il braccio destro è il fascismo. Come ci ha insegnato il compagno Stalin.

La speranza del continente nero è la Cina.

L’Eritrea, stella socialista solitaria d’Africa, brilla nella sua solitudine.

Gli undici criteri necessari per dare fiducia ad un partito comunista all’opposizione.

  • L’ideologia del partito deve essere il marxismo-leninismo.
  • Il partito deve avere come obiettivo strategico dichiarato la conquista del potere mediante la via rivoluzionaria e la dittatura del proletariato.
  • Strenua difesa dell’azione politica del compagno Stalin.
  • Aderire al fronte antimperialista mondiale guidato da Cina, Russia, Corea del Nord e dagli altri paesi socialisti.
  • Deve condurre una lotta ideologica implacabile contro le deviazioni di destra (revisionismo, opportunismo, cretinismo parlamentare, movimentismo, esasperato tatticismo) e di “sinistra” (dogmatismo, settarismo).
  • Deve dichiarare ufficialmente di essere un partito patriottico che si batte per l’indipendenza nazionale (fuori da UE, euro, NATO) , per l’ingresso nell’Unione Euroasiatica e contro l’immigrazione (arma della borghesia per cancellare i diritti dei lavoratori), difendere l’economia nazionale mediante le nazionalizzazioni.
  • Praticare la formazione ideologica di giovani quadri militanti.
  • Aprire le proprie sedi al proletariato fornendo gratuitamente aiuti economici e servizi sociali: distribuzione di generi alimentari, vestiario, materiale scolastico, distribuzione di medicinali, visite mediche, assistenza legale e fiscale), al fine di radicarsi tra le masse popolari.
  • Essere guidato da un gruppo dirigente dotato dai una salda etica socialista e capace di rifiutare i privilegi borghesi in caso di ingresso nelle istituzione del regime.
  • Praticare l’antifascismo, l’antisessismo, per il ripristino contro la leva obbligatoria, assumere una chiara posizione repressiva (oltre che educativa e di prevenzione) in merito all’uso di droghe, prostituzione e pornografia, pedofilia.
  • Praticare l’antifascismo.

Per carità di patria (e per non sparare contro la Croce Rossa) evitiamo di chiederci se esiste oggi in Italia qualcosa di simile.

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